Spettacoli in prosa

La Mandragola

di Niccolò Machiavelli

TERRAZZA DEL FORTE BELVEDERE

Sabato 26 Giugno ore 21,00
Domenica 27 Giugno ore 21,00

PERSONAGGI e INTERPRETI
Callimaco – LUCA CARTOCCI
Siro – ANDREA NUCCI

Messer Nicia – CLAUDIO SPAGGIARI
Ligurio – FABIO BARONTI

Sostrata – SABRINA TINALLI
Frà Timoteo – MARCELLO ALLEGRINI
Una donna – SILVIA VETTORI
Lucrezia – NATALIA STROZZI
Regia: CLAUDIO SPAGGIARI
Costumi:: GIANCARLO MANCINI
Realizzazione Costumi: PINO CRESCENTE
Luci e Suoni ROBERTO BENVENUTI E DANIELE NOCCIOLINI

Assistente alla Regia: GIOVANNA CALAMAI

**********************************

Ingresso su prenotazione
Intero 20,00 euro – Ridotto 18,00 euro
info e prenotazioni 393 8137277
caffetteriadelforte@gmail.com

Composta nel 1518, “La Mandragola” si propone come indiscusso capolavoro del teatro italiano cinquecentesco. La vicenda, originale rispetto agli schemi del nuovo teatro volgare, si svolge a Firenze dove Callimaco, tornato da Parigi dopo vent’anni di assenza, si invaghisce delle grazie di Madonna Lucrezia, bella sposa dell’anziano uomo di legge Messer Nicia. Deciso a coronare il suo desiderio amoroso, Callimaco si confida con il servo Siro per tracciare una strategia che, arginando l’onestà e la ritrosia della donna, sfrutti a proprio vantaggio la dabbenaggine di Nicia, pronto a tutto pur di avere un erede. A tale scopo, Callimaco decide di guadagnarsi, dietro lauta ricompensa, la collaborazione di Ligurio, parassita cinico ed avido alla cui fede può credere soltanto la stoltezza di Messer Nicia. L’arguto Ligurio decide di far leva sullo spasmodico desiderio dell’anziano sposo di porre rimedio alla sterilità della moglie: convince così Nicia della necessità di far visitare Lucrezia da
un medico di chiara fama che sia in grado di porre rimedio, con le virtù della propria arte, alla spiacevole condizione della coppia. Quale occasione migliore che non consultare il celebre Esculapio appena giunto in città da Parigi? Sotto queste mentite spoglie, Callimaco si presenta al cospetto di Messer Nicia, decantando il potere miracoloso dell’”erba fecondante”, la mandragola appunto, capace di garantire prole in quantità. L’unica, ma non trascurabile, controindicazione del farmaco consiste nell’effetto mortale garantito, entro otto giorni, al primo uomo costretto a giacere con la donna che avrà bevuto l’infuso di mandragola. Il medico Callimaco invita però Nicia a non perdersi d’animo, il rimedio è presto trovato: basterà scovare per le vie della città un giovinastro qualsiasi e costringerlo, con le buone o le cattive, nell’alcova di Lucrezia dove assorbirà dalla donna tutto il veleno per poi consentire a Messer Nicia di giacere con la moglie senza pericolo alcuno. L’anziano sposo, convinto dell’efficacia e della segretezza dell’operazione, acconsente entusiasta, non immaginando certo che lo scioperato garzone destinato all’”ingrato” compito sarà proprio Callimaco. Per far sì che Lucrezia, donna di salda fede, si presti al disegno, Nicia si avvale della disinvolta e smaliziata madre della giovane e di Frate Timoteo, uomo di chiesa dalla coscienza impermeabile, disposto ad ammettere l’inammissibile in cambio di una cospicua ricompensa. Si organizza dunque un colloquio perché il Frate, con uno sfoggio di dottrina che confonde teologia
ed utilitarismo, possa convincere Lucrezia alla cura della mandragola. Di fronte agli altisonanti esempi biblici, l’ingenua e casta giovane, infine, capitola. Alla sera, dopo aver fatto bere alla donna la pozione di erbe, Messer Nicia, con Ligurio e Frate Timoteo travestito all’uopo da medico parigino, si incammina per la città alla ricerca del giovane da sacrificare per la nobile causa. L’inganno riesce alla perfezione: Callimaco, nelle povere vesti di ragazzo di strada, viene “catturato” e introdotto nella sospirata camera di Lucrezia. Il giuoco giunge così alla fine: la girandola manovrata con somma abilità da Ligurio gira vorticosa, producendo gli ultimi sprazzi di inconsapevole comicità quando Messer Nicia, del tutto
gabbato, racconta di aver spogliato con le proprie mani l’uomo destinato a Lucrezia per constatarne di persona le qualità virili. Callimaco, da parte sua, dichiara soddisfatto della nuova risoluzione di Lucrezia che lo ha eletto suo amante a dispetto dell’ingenuità del marito. La
commedia si chiude con spirito beffardo e irriverente nei confronti dei valori comuni: il sipario cala sulla celebrazione della rinnovata fecondità di Lucrezia e sulla gioia del vecchio Nicia che, beffa suprema, accoglie in casa propria come “compare” Callimaco, ignorando il rapporto ormai
instauratosi tra il giovane e la moglie.

La Mandragola

di Niccolò Machiavelli

TERRAZZA DEL FORTE BELVEDERE

Sabato 26 Giugno ore 21,00
Domenica 27 Giugno ore 21,00

PERSONAGGI e INTERPRETI
Callimaco – LUCA CARTOCCI
Siro – ANDREA NUCCI

Messer Nicia – CLAUDIO SPAGGIARI
Ligurio – FABIO BARONTI

Sostrata – SABRINA TINALLI
Frà Timoteo – MARCELLO ALLEGRINI
Una donna – SILVIA VETTORI
Lucrezia – NATALIA STROZZI
Regia: CLAUDIO SPAGGIARI
Costumi:: GIANCARLO MANCINI
Realizzazione Costumi: PINO CRESCENTE
Luci e Suoni ROBERTO BENVENUTI E DANIELE NOCCIOLINI

Assistente alla Regia: GIOVANNA CALAMAI

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Ingresso su prenotazione
Intero 20,00 euro – Ridotto 18,00 euro
info e prenotazioni 393 8137277
caffetteriadelforte@gmail.com

Composta nel 1518, “La Mandragola” si propone come indiscusso capolavoro del teatro italiano cinquecentesco. La vicenda, originale rispetto agli schemi del nuovo teatro volgare, si svolge a Firenze dove Callimaco, tornato da Parigi dopo vent’anni di assenza, si invaghisce delle grazie di Madonna Lucrezia, bella sposa dell’anziano uomo di legge Messer Nicia. Deciso a coronare il suo desiderio amoroso, Callimaco si confida con il servo Siro per tracciare una strategia che, arginando l’onestà e la ritrosia della donna, sfrutti a proprio vantaggio la dabbenaggine di Nicia, pronto a tutto pur di avere un erede. A tale scopo, Callimaco decide di guadagnarsi, dietro lauta ricompensa, la collaborazione di Ligurio, parassita cinico ed avido alla cui fede può credere soltanto la stoltezza di Messer Nicia. L’arguto Ligurio decide di far leva sullo spasmodico desiderio dell’anziano sposo di porre rimedio alla sterilità della moglie: convince così Nicia della necessità di far visitare Lucrezia da
un medico di chiara fama che sia in grado di porre rimedio, con le virtù della propria arte, alla spiacevole condizione della coppia. Quale occasione migliore che non consultare il celebre Esculapio appena giunto in città da Parigi? Sotto queste mentite spoglie, Callimaco si presenta al cospetto di Messer Nicia, decantando il potere miracoloso dell’”erba fecondante”, la mandragola appunto, capace di garantire prole in quantità. L’unica, ma non trascurabile, controindicazione del farmaco consiste nell’effetto mortale garantito, entro otto giorni, al primo uomo costretto a giacere con la donna che avrà bevuto l’infuso di mandragola. Il medico Callimaco invita però Nicia a non perdersi d’animo, il rimedio è presto trovato: basterà scovare per le vie della città un giovinastro qualsiasi e costringerlo, con le buone o le cattive, nell’alcova di Lucrezia dove assorbirà dalla donna tutto il veleno per poi consentire a Messer Nicia di giacere con la moglie senza pericolo alcuno. L’anziano sposo, convinto dell’efficacia e della segretezza dell’operazione, acconsente entusiasta, non immaginando certo che lo scioperato garzone destinato all’”ingrato” compito sarà proprio Callimaco. Per far sì che Lucrezia, donna di salda fede, si presti al disegno, Nicia si avvale della disinvolta e smaliziata madre della giovane e di Frate Timoteo, uomo di chiesa dalla coscienza impermeabile, disposto ad ammettere l’inammissibile in cambio di una cospicua ricompensa. Si organizza dunque un colloquio perché il Frate, con uno sfoggio di dottrina che confonde teologia
ed utilitarismo, possa convincere Lucrezia alla cura della mandragola. Di fronte agli altisonanti esempi biblici, l’ingenua e casta giovane, infine, capitola. Alla sera, dopo aver fatto bere alla donna la pozione di erbe, Messer Nicia, con Ligurio e Frate Timoteo travestito all’uopo da medico parigino, si incammina per la città alla ricerca del giovane da sacrificare per la nobile causa. L’inganno riesce alla perfezione: Callimaco, nelle povere vesti di ragazzo di strada, viene “catturato” e introdotto nella sospirata camera di Lucrezia. Il giuoco giunge così alla fine: la girandola manovrata con somma abilità da Ligurio gira vorticosa, producendo gli ultimi sprazzi di inconsapevole comicità quando Messer Nicia, del tutto
gabbato, racconta di aver spogliato con le proprie mani l’uomo destinato a Lucrezia per constatarne di persona le qualità virili. Callimaco, da parte sua, dichiara soddisfatto della nuova risoluzione di Lucrezia che lo ha eletto suo amante a dispetto dell’ingenuità del marito. La
commedia si chiude con spirito beffardo e irriverente nei confronti dei valori comuni: il sipario cala sulla celebrazione della rinnovata fecondità di Lucrezia e sulla gioia del vecchio Nicia che, beffa suprema, accoglie in casa propria come “compare” Callimaco, ignorando il rapporto ormai
instauratosi tra il giovane e la moglie.