Firenze

La Mandragola

di Niccolò Machiavelli

TERRAZZA DEL FORTE BELVEDERE

Sabato 26 Giugno ore 21,00
Domenica 27 Giugno ore 21,00

PERSONAGGI e INTERPRETI
Callimaco – LUCA CARTOCCI
Siro – ANDREA NUCCI

Messer Nicia – CLAUDIO SPAGGIARI
Ligurio – FABIO BARONTI

Sostrata – SABRINA TINALLI
Frà Timoteo – MARCELLO ALLEGRINI
Una donna – SILVIA VETTORI
Lucrezia – NATALIA STROZZI
Regia: CLAUDIO SPAGGIARI
Costumi:: GIANCARLO MANCINI
Realizzazione Costumi: PINO CRESCENTE
Luci e Suoni ROBERTO BENVENUTI E DANIELE NOCCIOLINI

Assistente alla Regia: GIOVANNA CALAMAI

**********************************

Ingresso su prenotazione
Intero 20,00 euro – Ridotto 18,00 euro
info e prenotazioni 393 8137277
caffetteriadelforte@gmail.com

Composta nel 1518, “La Mandragola” si propone come indiscusso capolavoro del teatro italiano cinquecentesco. La vicenda, originale rispetto agli schemi del nuovo teatro volgare, si svolge a Firenze dove Callimaco, tornato da Parigi dopo vent’anni di assenza, si invaghisce delle grazie di Madonna Lucrezia, bella sposa dell’anziano uomo di legge Messer Nicia. Deciso a coronare il suo desiderio amoroso, Callimaco si confida con il servo Siro per tracciare una strategia che, arginando l’onestà e la ritrosia della donna, sfrutti a proprio vantaggio la dabbenaggine di Nicia, pronto a tutto pur di avere un erede. A tale scopo, Callimaco decide di guadagnarsi, dietro lauta ricompensa, la collaborazione di Ligurio, parassita cinico ed avido alla cui fede può credere soltanto la stoltezza di Messer Nicia. L’arguto Ligurio decide di far leva sullo spasmodico desiderio dell’anziano sposo di porre rimedio alla sterilità della moglie: convince così Nicia della necessità di far visitare Lucrezia da
un medico di chiara fama che sia in grado di porre rimedio, con le virtù della propria arte, alla spiacevole condizione della coppia. Quale occasione migliore che non consultare il celebre Esculapio appena giunto in città da Parigi? Sotto queste mentite spoglie, Callimaco si presenta al cospetto di Messer Nicia, decantando il potere miracoloso dell’”erba fecondante”, la mandragola appunto, capace di garantire prole in quantità. L’unica, ma non trascurabile, controindicazione del farmaco consiste nell’effetto mortale garantito, entro otto giorni, al primo uomo costretto a giacere con la donna che avrà bevuto l’infuso di mandragola. Il medico Callimaco invita però Nicia a non perdersi d’animo, il rimedio è presto trovato: basterà scovare per le vie della città un giovinastro qualsiasi e costringerlo, con le buone o le cattive, nell’alcova di Lucrezia dove assorbirà dalla donna tutto il veleno per poi consentire a Messer Nicia di giacere con la moglie senza pericolo alcuno. L’anziano sposo, convinto dell’efficacia e della segretezza dell’operazione, acconsente entusiasta, non immaginando certo che lo scioperato garzone destinato all’”ingrato” compito sarà proprio Callimaco. Per far sì che Lucrezia, donna di salda fede, si presti al disegno, Nicia si avvale della disinvolta e smaliziata madre della giovane e di Frate Timoteo, uomo di chiesa dalla coscienza impermeabile, disposto ad ammettere l’inammissibile in cambio di una cospicua ricompensa. Si organizza dunque un colloquio perché il Frate, con uno sfoggio di dottrina che confonde teologia
ed utilitarismo, possa convincere Lucrezia alla cura della mandragola. Di fronte agli altisonanti esempi biblici, l’ingenua e casta giovane, infine, capitola. Alla sera, dopo aver fatto bere alla donna la pozione di erbe, Messer Nicia, con Ligurio e Frate Timoteo travestito all’uopo da medico parigino, si incammina per la città alla ricerca del giovane da sacrificare per la nobile causa. L’inganno riesce alla perfezione: Callimaco, nelle povere vesti di ragazzo di strada, viene “catturato” e introdotto nella sospirata camera di Lucrezia. Il giuoco giunge così alla fine: la girandola manovrata con somma abilità da Ligurio gira vorticosa, producendo gli ultimi sprazzi di inconsapevole comicità quando Messer Nicia, del tutto
gabbato, racconta di aver spogliato con le proprie mani l’uomo destinato a Lucrezia per constatarne di persona le qualità virili. Callimaco, da parte sua, dichiara soddisfatto della nuova risoluzione di Lucrezia che lo ha eletto suo amante a dispetto dell’ingenuità del marito. La
commedia si chiude con spirito beffardo e irriverente nei confronti dei valori comuni: il sipario cala sulla celebrazione della rinnovata fecondità di Lucrezia e sulla gioia del vecchio Nicia che, beffa suprema, accoglie in casa propria come “compare” Callimaco, ignorando il rapporto ormai
instauratosi tra il giovane e la moglie.

La Mandragola

di Niccolò Machiavelli

TERRAZZA DEL FORTE BELVEDERE

Sabato 26 Giugno ore 21,00
Domenica 27 Giugno ore 21,00

PERSONAGGI e INTERPRETI
Callimaco – LUCA CARTOCCI
Siro – ANDREA NUCCI

Messer Nicia – CLAUDIO SPAGGIARI
Ligurio – FABIO BARONTI

Sostrata – SABRINA TINALLI
Frà Timoteo – MARCELLO ALLEGRINI
Una donna – SILVIA VETTORI
Lucrezia – NATALIA STROZZI
Regia: CLAUDIO SPAGGIARI
Costumi:: GIANCARLO MANCINI
Realizzazione Costumi: PINO CRESCENTE
Luci e Suoni ROBERTO BENVENUTI E DANIELE NOCCIOLINI

Assistente alla Regia: GIOVANNA CALAMAI

**********************************

Ingresso su prenotazione
Intero 20,00 euro – Ridotto 18,00 euro
info e prenotazioni 393 8137277
caffetteriadelforte@gmail.com

Composta nel 1518, “La Mandragola” si propone come indiscusso capolavoro del teatro italiano cinquecentesco. La vicenda, originale rispetto agli schemi del nuovo teatro volgare, si svolge a Firenze dove Callimaco, tornato da Parigi dopo vent’anni di assenza, si invaghisce delle grazie di Madonna Lucrezia, bella sposa dell’anziano uomo di legge Messer Nicia. Deciso a coronare il suo desiderio amoroso, Callimaco si confida con il servo Siro per tracciare una strategia che, arginando l’onestà e la ritrosia della donna, sfrutti a proprio vantaggio la dabbenaggine di Nicia, pronto a tutto pur di avere un erede. A tale scopo, Callimaco decide di guadagnarsi, dietro lauta ricompensa, la collaborazione di Ligurio, parassita cinico ed avido alla cui fede può credere soltanto la stoltezza di Messer Nicia. L’arguto Ligurio decide di far leva sullo spasmodico desiderio dell’anziano sposo di porre rimedio alla sterilità della moglie: convince così Nicia della necessità di far visitare Lucrezia da
un medico di chiara fama che sia in grado di porre rimedio, con le virtù della propria arte, alla spiacevole condizione della coppia. Quale occasione migliore che non consultare il celebre Esculapio appena giunto in città da Parigi? Sotto queste mentite spoglie, Callimaco si presenta al cospetto di Messer Nicia, decantando il potere miracoloso dell’”erba fecondante”, la mandragola appunto, capace di garantire prole in quantità. L’unica, ma non trascurabile, controindicazione del farmaco consiste nell’effetto mortale garantito, entro otto giorni, al primo uomo costretto a giacere con la donna che avrà bevuto l’infuso di mandragola. Il medico Callimaco invita però Nicia a non perdersi d’animo, il rimedio è presto trovato: basterà scovare per le vie della città un giovinastro qualsiasi e costringerlo, con le buone o le cattive, nell’alcova di Lucrezia dove assorbirà dalla donna tutto il veleno per poi consentire a Messer Nicia di giacere con la moglie senza pericolo alcuno. L’anziano sposo, convinto dell’efficacia e della segretezza dell’operazione, acconsente entusiasta, non immaginando certo che lo scioperato garzone destinato all’”ingrato” compito sarà proprio Callimaco. Per far sì che Lucrezia, donna di salda fede, si presti al disegno, Nicia si avvale della disinvolta e smaliziata madre della giovane e di Frate Timoteo, uomo di chiesa dalla coscienza impermeabile, disposto ad ammettere l’inammissibile in cambio di una cospicua ricompensa. Si organizza dunque un colloquio perché il Frate, con uno sfoggio di dottrina che confonde teologia
ed utilitarismo, possa convincere Lucrezia alla cura della mandragola. Di fronte agli altisonanti esempi biblici, l’ingenua e casta giovane, infine, capitola. Alla sera, dopo aver fatto bere alla donna la pozione di erbe, Messer Nicia, con Ligurio e Frate Timoteo travestito all’uopo da medico parigino, si incammina per la città alla ricerca del giovane da sacrificare per la nobile causa. L’inganno riesce alla perfezione: Callimaco, nelle povere vesti di ragazzo di strada, viene “catturato” e introdotto nella sospirata camera di Lucrezia. Il giuoco giunge così alla fine: la girandola manovrata con somma abilità da Ligurio gira vorticosa, producendo gli ultimi sprazzi di inconsapevole comicità quando Messer Nicia, del tutto
gabbato, racconta di aver spogliato con le proprie mani l’uomo destinato a Lucrezia per constatarne di persona le qualità virili. Callimaco, da parte sua, dichiara soddisfatto della nuova risoluzione di Lucrezia che lo ha eletto suo amante a dispetto dell’ingenuità del marito. La
commedia si chiude con spirito beffardo e irriverente nei confronti dei valori comuni: il sipario cala sulla celebrazione della rinnovata fecondità di Lucrezia e sulla gioia del vecchio Nicia che, beffa suprema, accoglie in casa propria come “compare” Callimaco, ignorando il rapporto ormai
instauratosi tra il giovane e la moglie.

Io Amo Firenze

Letture e situazioni “radiofoniche”

 

A cura di Sabrina Tinalli
Effetti musicali a cura di Vanni Cassori
Organizzazione e allestimento di Roberto Benvenuti

Video a cura di Andrea Nucci

con

Fabio Baronti, Luca Marras, Sabrina Tinalli, Silvia Vettori

**********************************

“L’eleganza e la magra e allegra pazzia, che fanno dei fiorentini il più bizzarro, il più garbato, e il
più temibile popolo d’Italia”.
Così ci descrive Curzio Malaparte!
Ed è di questo che volevamo parlare…
Perché da noi la tuta da ginnastica si chiama Tony?
E qual è la storia del nostro Brindellone, il carro pasquale che, se acceso e infuocato dalla
colombina, sarà di buon auspicio per il tempo a venire? (un tempo annunciava un buon raccolto)!
Abbiamo scelto i proverbi, i modi di dire, che quasi non sentiamo più, e dei quali, spesso, non
sappiamo neanche il significato… le nostre piazze… e alcuni dei fiorentini illustri per raccontare
una Firenze che in parte non esiste più ma che è ancora nel cuore di molti!
Abbiamo cercato di ricostruire le sonorità più amate della nostra lingua… per sorridere con il gusto,
tutto fiorentino, di prendere e prenderci in giro… di ridere anche nelle disgrazie!
D’altra parte Piero Calamandrei parla de… la gioia di intenderci fra noi, anche se non ci
conosciamo. Con un sorriso… con un mezzo gesto. Con uno strizzar d’occhi. C’è, in questa città,
una complicità di famiglia nel cogliere al volo, nella triste commedia umana, il battito fuggevole
del riso.
Credetemi, non è campanilismo! È amore!

Sabrina Tinalli

Recitar Cantando

VILLA BARDINI

Firenze – Costa San Giorgio, 2

Martedì 15 giugno ore 21,00 – Mercoledì 16 giugno ore 21,00
Martedì 29 giugno ore 21,00 – Mercoledì 30 giugno ore 21,00

**********************************

di Marcello Lazzerini
regia di Sabrina Tinalli
supervisione di Silvano Sanesi

Musici e Cantanti
Sara Cervasio (soprano)
Giorgio Casciarri (tenore)
Alessandro Manetti al Pianoforte

Personaggi e Interpreti
SIG.RA LIRICA: Sabrina Tinalli
MONTEVERDI: Luigi Ragucci
FARINELLI: Lorenzo Carcasci
GOLDONI: Luca Cartocci
PERGOLESI: Lorenzo Carcasci
BARBAJA: Fabio Baronti
ISABELLA COLBRAN: Silvia Vettori
ROSSINI: Luigi Ragucci
DONIZETTI: Luca Cartocci
BELLINI: Lorenzo Carcasci
VERDI: Fabio Baronti
GIUSEPPINA STREPPONI: Silvia Vettori
Selezione Musicale di Vanni Cassori
Allestimento e Organizzazione Roberto Benvenuti

Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
Si ringraziano per la cortese ospitalità
Fondazione CR Firenze e Villa Bardini

**********************************
Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
***********************************

“Recitar …cantando”. Di che si tratta? Di un viaggio nel tempo, lungo gli affascinanti sentieri del melodramma che prende le mosse proprio da Firenze, estremo sviluppo della rivoluzione culturale del Rinascimento. Un viaggio che muove da quell’esperimento che un gruppo di umanisti, musici, filosofi, poeti riuniti nella Camerata di Giovanni de’ Bardi, compie coniugando suoni e parole… Il recitar cantando, appunto, madre di tutte le diatribe che hanno attraversato la storia della musica… opera, melodramma, dramma musicale, operetta, musical, e ci conduce alla
scoperta del primo e più importante prodotto del “made in Italy”. Un viaggio durante il quale incontreremo alcuni dei protagonisti di quella straordinaria avventura–compositori, librettisti, interpreti, impresari – di grande e minor fama, visti nella loro “umanità” con i loro pregi (immensi) e difetti, glorie e tragedie, amori e delusioni, gioie e amarezze. Personaggi che prendono vita per la penna di Marcello Lazzerini, la supervisione di Silvano Sanesi, l’interpretazione degli attori dei musici e dei cantanti della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, con la regia di Sabrina Tinalli. Uno spettacolo complesso allestito nell’intento di recare un piccolo contributo alla conoscenza o alla riscoperta di un genere – il Melodramma – che ci appartiene, è parte della nostra storia e ancora oggi contribuisce alla diffusione della
nostra identità culturale e della nostra “lingua” nel mondo. E non importa esser melomani per averne consapevolezza. Lo spettacolo sarà impreziosito dalla presenza, di arie e duetti eseguiti dalla soprano Sara Cervasio e dal tenore Giorgio Casciarri accompagnati al pianoforte da Alessandro Manetti.

Marcello Lazzerini

Recitar Cantando

VILLA BARDINI

Firenze – Costa San Giorgio, 2

Martedì 15 giugno ore 21,00 – Mercoledì 16 giugno ore 21,00
Martedì 29 giugno ore 21,00 – Mercoledì 30 giugno ore 21,00

**********************************

di Marcello Lazzerini
regia di Sabrina Tinalli
supervisione di Silvano Sanesi

Musici e Cantanti
Sara Cervasio (soprano)
Giorgio Casciarri (tenore)
Alessandro Manetti al Pianoforte

Personaggi e Interpreti
SIG.RA LIRICA: Sabrina Tinalli
MONTEVERDI: Luigi Ragucci
FARINELLI: Lorenzo Carcasci
GOLDONI: Luca Cartocci
PERGOLESI: Lorenzo Carcasci
BARBAJA: Fabio Baronti
ISABELLA COLBRAN: Silvia Vettori
ROSSINI: Luigi Ragucci
DONIZETTI: Luca Cartocci
BELLINI: Lorenzo Carcasci
VERDI: Fabio Baronti
GIUSEPPINA STREPPONI: Silvia Vettori
Selezione Musicale di Vanni Cassori
Allestimento e Organizzazione Roberto Benvenuti

Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
Si ringraziano per la cortese ospitalità
Fondazione CR Firenze e Villa Bardini

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Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
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“Recitar …cantando”. Di che si tratta? Di un viaggio nel tempo, lungo gli affascinanti sentieri del melodramma che prende le mosse proprio da Firenze, estremo sviluppo della rivoluzione culturale del Rinascimento. Un viaggio che muove da quell’esperimento che un gruppo di umanisti, musici, filosofi, poeti riuniti nella Camerata di Giovanni de’ Bardi, compie coniugando suoni e parole… Il recitar cantando, appunto, madre di tutte le diatribe che hanno attraversato la storia della musica… opera, melodramma, dramma musicale, operetta, musical, e ci conduce alla
scoperta del primo e più importante prodotto del “made in Italy”. Un viaggio durante il quale incontreremo alcuni dei protagonisti di quella straordinaria avventura–compositori, librettisti, interpreti, impresari – di grande e minor fama, visti nella loro “umanità” con i loro pregi (immensi) e difetti, glorie e tragedie, amori e delusioni, gioie e amarezze. Personaggi che prendono vita per la penna di Marcello Lazzerini, la supervisione di Silvano Sanesi, l’interpretazione degli attori dei musici e dei cantanti della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, con la regia di Sabrina Tinalli. Uno spettacolo complesso allestito nell’intento di recare un piccolo contributo alla conoscenza o alla riscoperta di un genere – il Melodramma – che ci appartiene, è parte della nostra storia e ancora oggi contribuisce alla diffusione della
nostra identità culturale e della nostra “lingua” nel mondo. E non importa esser melomani per averne consapevolezza. Lo spettacolo sarà impreziosito dalla presenza, di arie e duetti eseguiti dalla soprano Sara Cervasio e dal tenore Giorgio Casciarri accompagnati al pianoforte da Alessandro Manetti.

Marcello Lazzerini

Recitar Cantando

VILLA BARDINI

Firenze – Costa San Giorgio, 2

Martedì 15 giugno ore 21,00 – Mercoledì 16 giugno ore 21,00
Martedì 29 giugno ore 21,00 – Mercoledì 30 giugno ore 21,00

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di Marcello Lazzerini
regia di Sabrina Tinalli
supervisione di Silvano Sanesi

Musici e Cantanti
Sara Cervasio (soprano)
Giorgio Casciarri (tenore)
Alessandro Manetti al Pianoforte

Personaggi e Interpreti
SIG.RA LIRICA: Sabrina Tinalli
MONTEVERDI: Luigi Ragucci
FARINELLI: Lorenzo Carcasci
GOLDONI: Luca Cartocci
PERGOLESI: Lorenzo Carcasci
BARBAJA: Fabio Baronti
ISABELLA COLBRAN: Silvia Vettori
ROSSINI: Luigi Ragucci
DONIZETTI: Luca Cartocci
BELLINI: Lorenzo Carcasci
VERDI: Fabio Baronti
GIUSEPPINA STREPPONI: Silvia Vettori
Selezione Musicale di Vanni Cassori
Allestimento e Organizzazione Roberto Benvenuti

Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
Si ringraziano per la cortese ospitalità
Fondazione CR Firenze e Villa Bardini

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Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
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“Recitar …cantando”. Di che si tratta? Di un viaggio nel tempo, lungo gli affascinanti sentieri del melodramma che prende le mosse proprio da Firenze, estremo sviluppo della rivoluzione culturale del Rinascimento. Un viaggio che muove da quell’esperimento che un gruppo di umanisti, musici, filosofi, poeti riuniti nella Camerata di Giovanni de’ Bardi, compie coniugando suoni e parole… Il recitar cantando, appunto, madre di tutte le diatribe che hanno attraversato la storia della musica… opera, melodramma, dramma musicale, operetta, musical, e ci conduce alla
scoperta del primo e più importante prodotto del “made in Italy”. Un viaggio durante il quale incontreremo alcuni dei protagonisti di quella straordinaria avventura–compositori, librettisti, interpreti, impresari – di grande e minor fama, visti nella loro “umanità” con i loro pregi (immensi) e difetti, glorie e tragedie, amori e delusioni, gioie e amarezze. Personaggi che prendono vita per la penna di Marcello Lazzerini, la supervisione di Silvano Sanesi, l’interpretazione degli attori dei musici e dei cantanti della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, con la regia di Sabrina Tinalli. Uno spettacolo complesso allestito nell’intento di recare un piccolo contributo alla conoscenza o alla riscoperta di un genere – il Melodramma – che ci appartiene, è parte della nostra storia e ancora oggi contribuisce alla diffusione della
nostra identità culturale e della nostra “lingua” nel mondo. E non importa esser melomani per averne consapevolezza. Lo spettacolo sarà impreziosito dalla presenza, di arie e duetti eseguiti dalla soprano Sara Cervasio e dal tenore Giorgio Casciarri accompagnati al pianoforte da Alessandro Manetti.

Marcello Lazzerini

Recitar Cantando

VILLA BARDINI

Firenze – Costa San Giorgio, 2

Martedì 15 giugno ore 21,00 – Mercoledì 16 giugno ore 21,00
Martedì 29 giugno ore 21,00 – Mercoledì 30 giugno ore 21,00

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di Marcello Lazzerini
regia di Sabrina Tinalli
supervisione di Silvano Sanesi

Musici e Cantanti
Sara Cervasio (soprano)
Giorgio Casciarri (tenore)
Alessandro Manetti al Pianoforte

Personaggi e Interpreti
SIG.RA LIRICA: Sabrina Tinalli
MONTEVERDI: Luigi Ragucci
FARINELLI: Lorenzo Carcasci
GOLDONI: Luca Cartocci
PERGOLESI: Lorenzo Carcasci
BARBAJA: Fabio Baronti
ISABELLA COLBRAN: Silvia Vettori
ROSSINI: Luigi Ragucci
DONIZETTI: Luca Cartocci
BELLINI: Lorenzo Carcasci
VERDI: Fabio Baronti
GIUSEPPINA STREPPONI: Silvia Vettori
Selezione Musicale di Vanni Cassori
Allestimento e Organizzazione Roberto Benvenuti

Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
Si ringraziano per la cortese ospitalità
Fondazione CR Firenze e Villa Bardini

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Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
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“Recitar …cantando”. Di che si tratta? Di un viaggio nel tempo, lungo gli affascinanti sentieri del melodramma che prende le mosse proprio da Firenze, estremo sviluppo della rivoluzione culturale del Rinascimento. Un viaggio che muove da quell’esperimento che un gruppo di umanisti, musici, filosofi, poeti riuniti nella Camerata di Giovanni de’ Bardi, compie coniugando suoni e parole… Il recitar cantando, appunto, madre di tutte le diatribe che hanno attraversato la storia della musica… opera, melodramma, dramma musicale, operetta, musical, e ci conduce alla
scoperta del primo e più importante prodotto del “made in Italy”. Un viaggio durante il quale incontreremo alcuni dei protagonisti di quella straordinaria avventura–compositori, librettisti, interpreti, impresari – di grande e minor fama, visti nella loro “umanità” con i loro pregi (immensi) e difetti, glorie e tragedie, amori e delusioni, gioie e amarezze. Personaggi che prendono vita per la penna di Marcello Lazzerini, la supervisione di Silvano Sanesi, l’interpretazione degli attori dei musici e dei cantanti della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, con la regia di Sabrina Tinalli. Uno spettacolo complesso allestito nell’intento di recare un piccolo contributo alla conoscenza o alla riscoperta di un genere – il Melodramma – che ci appartiene, è parte della nostra storia e ancora oggi contribuisce alla diffusione della
nostra identità culturale e della nostra “lingua” nel mondo. E non importa esser melomani per averne consapevolezza. Lo spettacolo sarà impreziosito dalla presenza, di arie e duetti eseguiti dalla soprano Sara Cervasio e dal tenore Giorgio Casciarri accompagnati al pianoforte da Alessandro Manetti.

Marcello Lazzerini

Processo a Gesù

Lettura drammatizzata tratta da “Processo a Gesù” di Diego Fabbri

 in collaborazione con

Fondazione “Opera della Badia di Settimo” onlus

 

CHIOSTRO MAGGIORE DELL’ABBAZIA DI BADIA A SETTIMO 

Via S. Lorenzo a Settimo, 19 – Scandicci (FI)

Sabato 12 giugno ore 21,00 – Domenica 13 giugno ore 21,00
Sabato 19 giugno ore 21,00 – Domenica 20 giugno ore 21,00

**********************************

riduzione e allestimento
a cura di SABRINA TINALLI

musiche a cura di VANNI CASSORI e LUCA MARRAS
organizzazione e luci ROBERTO BENVENUTI

con (in ordine alfabetico): MARCELLO ALLEGRINI, FRANCESCO BARILLI, FABIO BARONTI,
LUCA CARTOCCI, ANNA COLLAZZO, CHIARA MACINAI, MASSIMO MANCONI, SABRINA TINALLI

**********************************
Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
***********************************

Diego Fabbri scrive “Processo a Gesù” nel 1952 ed è incredibile la sua modernità, l’uso che fa delle parole, divine ed umane. Sono talmente importanti, le parole, per noi che facciamo questo mestiere… “Sono la nostra massima fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore, che di alleviarlo”. Siamo rimasti molto colpiti da questo testo, tanto da proporne una versione “nel nostro stile”: un allestimento asciutto e scarno, che renda importanza proprio e soprattutto alle parole. In un mondo dove sembra ci sia posto solo per i “vincenti”, quello che Fabbri ci fa
riscoprire è, al di la di ogni opinione, di ogni credo, il senso dell’essere qui, dell’esserci non da soli ma insieme al resto dell’umanità, quella che ci piace e quella che ci fa paura, forse perchè ci assomiglia molto più di quanto vorremmo. Vi lascio con alcune parole di un altro poeta che, certo meglio di me, ha raccontato degli ultimi.

“Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù……
E per quelli che l’ebbero odiato
nel Getsemani pianse l’addio
come per chi lo adorò come Dio
accettando ad estremo saluto
la preghiera, l’insulto e lo sputo.
Ebbe forse un po’ troppe virtù,
ebbe un volto ed un nome: Gesù.
(da “Si chiamava Gesù” di F. De Andrè)

Sabrina Tinalli

Processo a Gesù

Lettura drammatizzata tratta da “Processo a Gesù” di Diego Fabbri

 in collaborazione con

Fondazione “Opera della Badia di Settimo” onlus

 

CHIOSTRO MAGGIORE DELL’ABBAZIA DI BADIA A SETTIMO 

Via S. Lorenzo a Settimo, 19 – Scandicci (FI)

Sabato 12 giugno ore 21,00 – Domenica 13 giugno ore 21,00
Sabato 19 giugno ore 21,00 – Domenica 20 giugno ore 21,00

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riduzione e allestimento
a cura di SABRINA TINALLI

musiche a cura di VANNI CASSORI e LUCA MARRAS
organizzazione e luci ROBERTO BENVENUTI

con (in ordine alfabetico): MARCELLO ALLEGRINI, FRANCESCO BARILLI, FABIO BARONTI,
LUCA CARTOCCI, ANNA COLLAZZO, CHIARA MACINAI, MASSIMO MANCONI, SABRINA TINALLI

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Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
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Diego Fabbri scrive “Processo a Gesù” nel 1952 ed è incredibile la sua modernità, l’uso che fa delle parole, divine ed umane. Sono talmente importanti, le parole, per noi che facciamo questo mestiere… “Sono la nostra massima fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore, che di alleviarlo”. Siamo rimasti molto colpiti da questo testo, tanto da proporne una versione “nel nostro stile”: un allestimento asciutto e scarno, che renda importanza proprio e soprattutto alle parole. In un mondo dove sembra ci sia posto solo per i “vincenti”, quello che Fabbri ci fa
riscoprire è, al di la di ogni opinione, di ogni credo, il senso dell’essere qui, dell’esserci non da soli ma insieme al resto dell’umanità, quella che ci piace e quella che ci fa paura, forse perchè ci assomiglia molto più di quanto vorremmo. Vi lascio con alcune parole di un altro poeta che, certo meglio di me, ha raccontato degli ultimi.

“Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù……
E per quelli che l’ebbero odiato
nel Getsemani pianse l’addio
come per chi lo adorò come Dio
accettando ad estremo saluto
la preghiera, l’insulto e lo sputo.
Ebbe forse un po’ troppe virtù,
ebbe un volto ed un nome: Gesù.
(da “Si chiamava Gesù” di F. De Andrè)

Sabrina Tinalli

Processo a Gesù

Lettura drammatizzata tratta da “Processo a Gesù” di Diego Fabbri

 in collaborazione con

Fondazione “Opera della Badia di Settimo” onlus

 

CHIOSTRO MAGGIORE DELL’ABBAZIA DI BADIA A SETTIMO 

Via S. Lorenzo a Settimo, 19 – Scandicci (FI)

Sabato 12 giugno ore 21,00 – Domenica 13 giugno ore 21,00
Sabato 19 giugno ore 21,00 – Domenica 20 giugno ore 21,00

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riduzione e allestimento
a cura di SABRINA TINALLI

musiche a cura di VANNI CASSORI e LUCA MARRAS
organizzazione e luci ROBERTO BENVENUTI

con (in ordine alfabetico): MARCELLO ALLEGRINI, FRANCESCO BARILLI, FABIO BARONTI,
LUCA CARTOCCI, ANNA COLLAZZO, CHIARA MACINAI, MASSIMO MANCONI, SABRINA TINALLI

**********************************
Info e prenotazioni dalle ore 14,00 al n: 333 2284784
Biglietti: Intero 18,00 euro – Ridotto 15,00 euro
Si ringrazia la Fondazione Teatro della Toscana
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Diego Fabbri scrive “Processo a Gesù” nel 1952 ed è incredibile la sua modernità, l’uso che fa delle parole, divine ed umane. Sono talmente importanti, le parole, per noi che facciamo questo mestiere… “Sono la nostra massima fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore, che di alleviarlo”. Siamo rimasti molto colpiti da questo testo, tanto da proporne una versione “nel nostro stile”: un allestimento asciutto e scarno, che renda importanza proprio e soprattutto alle parole. In un mondo dove sembra ci sia posto solo per i “vincenti”, quello che Fabbri ci fa
riscoprire è, al di la di ogni opinione, di ogni credo, il senso dell’essere qui, dell’esserci non da soli ma insieme al resto dell’umanità, quella che ci piace e quella che ci fa paura, forse perchè ci assomiglia molto più di quanto vorremmo. Vi lascio con alcune parole di un altro poeta che, certo meglio di me, ha raccontato degli ultimi.

“Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù……
E per quelli che l’ebbero odiato
nel Getsemani pianse l’addio
come per chi lo adorò come Dio
accettando ad estremo saluto
la preghiera, l’insulto e lo sputo.
Ebbe forse un po’ troppe virtù,
ebbe un volto ed un nome: Gesù.
(da “Si chiamava Gesù” di F. De Andrè)

Sabrina Tinalli