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La Compagnia delle Seggiole

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Un nuovo teatro e una nuova esperienza a Firenze

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Home » Archivio » LA MANDRAGOLA di Niccolò Machiavelli al Forte Belvedere
spettacoli in prosa 14 Luglio 2022

LA MANDRAGOLA di Niccolò Machiavelli al Forte Belvedere

La Compagnia delle Seggiole, nella splendida ed unica location della Terrazza del Forte di Belvedere, presenta “La Mandragola” di Niccolò Macchiavelli. Appuntamento venerdì 29 luglio alle ore 21.00.

LA MANDRAGOLA di Niccolò Machiavelli al Forte Belvedere

La Compagnia delle Seggiole, nella splendida ed unica location della Terrazza del Forte di Belvedere, presenta “La Mandragola” di Niccolò Macchiavelli. Appuntamento venerdì 29 luglio alle ore 21.00.

La Compagnia delle Seggiole è lieta di presentare anche per questo anno “La Mandargola” di Niccolò Macchiavelli nell’eccezionale cornice delle Terrazza del Forte di Belvedere a Firenze.

Lo spettacolo, per la regia di Claudio Spaggiari, andrà in scena venerdì 29 luglio alle ore 21.00 con prenotazione obbligatoria.

Costo del biglietto: intero 20 euro, ridotto 18 euro.

Prenota adesso

Lo spettacolo

La Compagnia delle Seggiole

presenta

LA MANDRAGOLA
di Niccolò Macchiavelli

regia di CLAUDIO SPAGGIARI

costumi di GIANCARLO MANCINI
realizzati da PINO CRESCENTE

PERSONAGGI & INTERPRETI

Callimaco LUCA CARTOCCI

Siro ANDREA NUCCI

Messer Nicia CLAUDIO SPAGGIARI

Ligurio FABIO BARONTI

Sostrata SABRINA TINALLI

Fra’ Timoteo MARCELLO ALLEGRINI

Una donna SILVIA VETTORI

Lucrezia NATALIA STROZZI

Luci e Suoni
ROBERTO BENVENUTI E DANIELE NOCCIOLINI

Assistente alla Regia GIOVANNA CALAMAI

Date ed orari

29 luglio 2022
ore 21.00

Location

Terrazza del Forte di Belvedere
Firenze

Info & biglietti

Intero: 20 Euro
Ridotto: 18 Euro

Prenota subito

Composta nel 1518, “La Mandragola” si propone come indiscusso capolavoro del teatro italiano cinquecentesco. La vicenda, originale rispetto agli schemi del nuovo teatro volgare, si svolge a Firenze dove Callimaco, tornato da Parigi dopo vent’anni di assenza, si invaghisce delle grazie di Madonna Lucrezia, bella sposa dell’anziano uomo di legge Messer Nicia.

Deciso a coronare il suo desiderio amoroso, Callimaco si confida con il servo Siro per tracciare una strategia che, arginando l’onestà e la ritrosia della donna, sfrutti a proprio vantaggio la dabbenaggine di Nicia, pronto a tutto pur di avere un erede. A tale scopo, Callimaco decide di guadagnarsi, dietro lauta ricompensa, la collaborazione di Ligurio, parassita cinico ed avido alla cui fede può credere soltanto la stoltezza di Messer Nicia.

L’arguto Ligurio decide di far leva sullo spasmodico desiderio dell’anziano sposo di porre rimedio alla sterilità della moglie: convince così Nicia della necessità di far visitare Lucrezia da un medico di chiara fama che sia in grado di porre rimedio, con le virtù della propria arte, alla spiacevole condizione della coppia. Quale occasione migliore che non consultare il celebre Esculapio appena giunto in città da Parigi? Sotto queste mentite spoglie, Callimaco si presenta al cospetto di Messer Nicia, decantando il potere miracoloso dell’”erba fecondante”, la mandragola appunto, capace di garantire prole in quantità. L’unica, ma non trascurabile, controindicazione del farmaco consiste nell’effetto mortale garantito, entro otto giorni, al primo uomo costretto a giacere con la donna che avrà bevuto l’infuso di mandragola. Il medico Callimaco invita però Nicia a non perdersi d’animo, il rimedio è presto trovato: basterà scovare per le vie della città un giovinastro qualsiasi e costringerlo, con le buone o le cattive, nell’alcova di Lucrezia dove assorbirà dalla donna tutto il veleno per poi consentire a Messer Nicia di giacere con la moglie senza pericolo alcuno.

L’anziano sposo, convinto dell’efficacia e della segretezza dell’operazione, acconsente entusiasta, non immaginando certo che lo scioperato garzone destinato all’”ingrato” compito sarà proprio Callimaco. Per far sì che Lucrezia, donna di salda fede, si presti al disegno, Nicia si avvale della disinvolta e smaliziata madre della giovane e di Frate Timoteo, uomo di chiesa dalla coscienza impermeabile, disposto ad ammettere l’inammissibile in cambio di una cospicua ricompensa. Si organizza dunque un colloquio perché il Frate, con uno sfoggio di dottrina che confonde teologia ed utilitarismo, possa convincere Lucrezia alla cura della mandragola. Di fronte agli altisonanti esempi biblici, l’ingenua e casta giovane, infine, capitola.

Alla sera, dopo aver fatto bere alla donna la pozione di erbe, Messer Nicia, con Ligurio e Frate Timoteo travestito all’uopo da medico parigino, si incammina per la città alla ricerca del giovane da sacrificare per la nobile causa. L’inganno riesce alla perfezione: Callimaco, nelle povere vesti di ragazzo di strada, viene “catturato” e introdotto nella sospirata camera di Lucrezia.

Il giuoco giunge così alla fine: la girandola manovrata con somma abilità da Ligurio gira vorticosa, producendo gli ultimi sprazzi di inconsapevole comicità quando Messer Nicia, del tutto gabbato, racconta di aver spogliato con le proprie mani l’uomo destinato a Lucrezia per constatarne di persona le qualità virili. Callimaco, da parte sua, dichiara soddisfatto della nuova risoluzione di Lucrezia che lo ha eletto suo amante a dispetto dell’ingenuità del marito. La commedia si chiude con spirito beffardo e irriverente nei confronti dei valori comuni: il sipario cala sulla celebrazione della rinnovata fecondità di Lucrezia e sulla gioia del vecchio Nicia che, beffa suprema, accoglie in casa propria come “compare” Callimaco, ignorando il rapporto ormai instauratosi tra il giovane e la moglie.


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