spettacoli in prosa

Inquieto sia l’ingegno

Vite e opere di Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti.

Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti: due geni del sapere umano, due artisti e pensatori che hanno allargato con le loro opere gli orizzonti della mente umana. Nati a ventitré anni di distanza l’uno dall’altro, ebbero diverse occasioni per incontrarsi e anche scontrarsi. Così diversi, eppure così simili. Questo spettacolo racconta l’aspirazione di due ragazzi alla grandezza e alla perfezione attraverso l’arte, il loro vagabondare da una città all’altra, da Firenze a Milano, a Roma fino alla Francia. La loro dedizione inesauribile per la causa del sapere, il loro momenti difficili, la solitudine, la loro straordinarietà testimoniata dalle opere: le più conosciute ma anche quelle meno viste, e persino o forse soprattutto quelle mai realizzate. Perché la loro genialità, l’inquietudine della loro genialità sta proprio nella ricerca di una perfezione da trovare con l’opera successiva, fino alla fine.

Un dibattito moderato da una figura femminile, che potrebbe essere uscita dal pennello di uno dei due, uno scontro destinato a disegnare la figura di due uomini che hanno coltivato per una vita il sogno di essere artisti immortali, pagandone, però, un alto prezzo. La scenografia si avvale dell’animazione in 3D a cura di Giovanni De Stefano e Paola Pacetti (3dSign- advanced visual communication) della celebre “Pianta della Catena”, dove, per la prima volta, Firenze e la sua vita quotidiana nel XV secolo sono raffigurate nella loro interezza, senza scelte selettive di edifici o monumenti. Opera del pittore e incisore Francesco Rosselli, tale veduta venne alla luce nella bottega cartografica di questi nella fiorentina Costa San Giorgio.

L’Acqua cheta

L’acqua cheta è da ritenersi il capolavoro di Augusto Novelli, senza dubbio la commedia più conosciuta e più rappresentata nei teatri di tutta l’Italia del vernacolo fiorentino. Fu messa in scena per la prima volta al Teatro Alfieri di Firenze nel gennaio del 1908 e fu replicata per 26 sere consecutive, dando il via alla rinascita del teatro dialettale fiorentino che fino ad allora era rimasto come fuoco sotto la cenere. Da allora la commedia ha avuto innumerevoli rappresentazioni, sia come lavoro in prosa, sia come operetta (l’adattamento musicale di Giuseppe Pietri è del 1920) e nel corso della sua storia sulla scena ha subito un’evoluzione che ne ha modificato notevolmente la forma, il linguaggio e la stessa gerarchia dei personaggi. Questa commedia così leggera ci appare carica di sensi diversi, ma soprattutto ci sembra averne uno su tutti: quello di rappresentare per i fiorentini – e forse anche per i non fiorentini – quella Firenze (com’era bella…) che hanno conosciuto o di cui hanno sentito raccontare, che esisteva “prima”. Prima dei turisti, prima dell’alluvione,  prima della grande guerra ….in ogni caso “prima” di un qualche disastro che le ha cambiato i connotati.

La Mandragola

Può davvero diventare un’ossessione il non riuscire ad avere un figlio che garantisca la continuità del casato, ma non al punto di dover morire, pur di averlo, prima del tempo. Se però la vita può lasciarcela un altro…. Così Messer Nicia, che si crede furbo, si fa coinvolgere da chi furbo lo è davvero in una beffa erotica dal vago sapore boccaccesco.

Il “progetto Mandragola” nasce nel 2003 dalla volontà della Compagnia delle Seggiole di proseguire la tradizione dell’allestimento storico che dell’opera di Machiavelli andava regolarmente in scena al Teatro dell’Oriuolo e divenuto man mano un marchio di fabbrica di questo spazio che tanto ha dato alla Firenze teatrale, riportandolo nella sua cornice estiva, il Museo Nazionale del Bargello. Il Teatro della Pergola ha fin da subito sostenuto questa volontà nei successivi dieci anni, che hanno visto La Mandragola sbarcare persino in Giappone nel 2009. Proprio in occasione del decennale la Compagnia con il suo capocomico Fabio Baronti ha deciso di dar vita a un allestimento completamente rinnovato del testo, con la regia di Claudio Spaggiari: la Pergola ha ritenuto naturale che il debutto di questa nuova versione fosse il segno iniziale del suo impegno nelle attività del Teatro Goldoni, gioiello d’Oltrarno che si auspica possa far rivivere le gesta di quell’Oriuolo che fu casa della Mandragola. Prende le mosse con una tre-giorni dedicata a Machiavelli, giusto mentre declina l’anno de Il Principe, l’impegno della Fondazione Teatro della Pergola nell’attività del Teatro Goldoni: un piccolo segnale di avvio in attesa dei programmi 2014, che si vanno concordando con il Maggio Musicale Fiorentino.

Inquieto sia l’ingegno

Vite e opere di Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti.

Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti: due geni del sapere umano, due artisti e pensatori che hanno allargato con le loro opere gli orizzonti della mente umana. Nati a ventitré anni di distanza l’uno dall’altro, ebbero diverse occasioni per incontrarsi e anche scontrarsi. Così diversi, eppure così simili. Questo spettacolo racconta l’aspirazione di due ragazzi alla grandezza e alla perfezione attraverso l’arte, il loro vagabondare da una città all’altra, da Firenze a Milano, a Roma fino alla Francia. La loro dedizione inesauribile per la causa del sapere, il loro momenti difficili, la solitudine, la loro straordinarietà testimoniata dalle opere: le più conosciute ma anche quelle meno viste, e persino o forse soprattutto quelle mai realizzate. Perché la loro genialità, l’inquietudine della loro genialità sta proprio nella ricerca di una perfezione da trovare con l’opera successiva, fino alla fine.

Un dibattito moderato da una figura femminile, che potrebbe essere uscita dal pennello di uno dei due, uno scontro destinato a disegnare la figura di due uomini che hanno coltivato per una vita il sogno di essere artisti immortali, pagandone, però, un alto prezzo. La scenografia si avvale dell’animazione in 3D a cura di Giovanni De Stefano e Paola Pacetti (3dSign- advanced visual communication) della celebre “Pianta della Catena”, dove, per la prima volta, Firenze e la sua vita quotidiana nel XV secolo sono raffigurate nella loro interezza, senza scelte selettive di edifici o monumenti. Opera del pittore e incisore Francesco Rosselli, tale veduta venne alla luce nella bottega cartografica di questi nella fiorentina Costa San Giorgio.

L’Acqua cheta

L’acqua cheta è da ritenersi il capolavoro di Augusto Novelli, senza dubbio la commedia più conosciuta e più rappresentata nei teatri di tutta l’Italia del vernacolo fiorentino. Fu messa in scena per la prima volta al Teatro Alfieri di Firenze nel gennaio del 1908 e fu replicata per 26 sere consecutive, dando il via alla rinascita del teatro dialettale fiorentino che fino ad allora era rimasto come fuoco sotto la cenere. Da allora la commedia ha avuto innumerevoli rappresentazioni, sia come lavoro in prosa, sia come operetta (l’adattamento musicale di Giuseppe Pietri è del 1920) e nel corso della sua storia sulla scena ha subito un’evoluzione che ne ha modificato notevolmente la forma, il linguaggio e la stessa gerarchia dei personaggi. Questa commedia così leggera ci appare carica di sensi diversi, ma soprattutto ci sembra averne uno su tutti: quello di rappresentare per i fiorentini – e forse anche per i non fiorentini – quella Firenze (com’era bella…) che hanno conosciuto o di cui hanno sentito raccontare, che esisteva “prima”. Prima dei turisti, prima dell’alluvione,  prima della grande guerra ….in ogni caso “prima” di un qualche disastro che le ha cambiato i connotati.

La Mandragola

Può davvero diventare un’ossessione il non riuscire ad avere un figlio che garantisca la continuità del casato, ma non al punto di dover morire, pur di averlo, prima del tempo. Se però la vita può lasciarcela un altro…. Così Messer Nicia, che si crede furbo, si fa coinvolgere da chi furbo lo è davvero in una beffa erotica dal vago sapore boccaccesco.

Il “progetto Mandragola” nasce nel 2003 dalla volontà della Compagnia delle Seggiole di proseguire la tradizione dell’allestimento storico che dell’opera di Machiavelli andava regolarmente in scena al Teatro dell’Oriuolo e divenuto man mano un marchio di fabbrica di questo spazio che tanto ha dato alla Firenze teatrale, riportandolo nella sua cornice estiva, il Museo Nazionale del Bargello. Il Teatro della Pergola ha fin da subito sostenuto questa volontà nei successivi dieci anni, che hanno visto La Mandragola sbarcare persino in Giappone nel 2009. Proprio in occasione del decennale la Compagnia con il suo capocomico Fabio Baronti ha deciso di dar vita a un allestimento completamente rinnovato del testo, con la regia di Claudio Spaggiari: la Pergola ha ritenuto naturale che il debutto di questa nuova versione fosse il segno iniziale del suo impegno nelle attività del Teatro Goldoni, gioiello d’Oltrarno che si auspica possa far rivivere le gesta di quell’Oriuolo che fu casa della Mandragola. Prende le mosse con una tre-giorni dedicata a Machiavelli, giusto mentre declina l’anno de Il Principe, l’impegno della Fondazione Teatro della Pergola nell’attività del Teatro Goldoni: un piccolo segnale di avvio in attesa dei programmi 2014, che si vanno concordando con il Maggio Musicale Fiorentino.

La Mandragola

Può davvero diventare un’ossessione il non riuscire ad avere un figlio che garantisca la continuità del casato, ma non al punto di dover morire, pur di averlo, prima del tempo. Se però la vita può lasciarcela un altro…. Così Messer Nicia, che si crede furbo, si fa coinvolgere da chi furbo lo è davvero in una beffa erotica dal vago sapore boccaccesco.

Il “progetto Mandragola” nasce nel 2003 dalla volontà della Compagnia delle Seggiole di proseguire la tradizione dell’allestimento storico che dell’opera di Machiavelli andava regolarmente in scena al Teatro dell’Oriuolo e divenuto man mano un marchio di fabbrica di questo spazio che tanto ha dato alla Firenze teatrale, riportandolo nella sua cornice estiva, il Museo Nazionale del Bargello. Il Teatro della Pergola ha fin da subito sostenuto questa volontà nei successivi dieci anni, che hanno visto La Mandragola sbarcare persino in Giappone nel 2009. Proprio in occasione del decennale la Compagnia con il suo capocomico Fabio Baronti ha deciso di dar vita a un allestimento completamente rinnovato del testo, con la regia di Claudio Spaggiari: la Pergola ha ritenuto naturale che il debutto di questa nuova versione fosse il segno iniziale del suo impegno nelle attività del Teatro Goldoni, gioiello d’Oltrarno che si auspica possa far rivivere le gesta di quell’Oriuolo che fu casa della Mandragola. Prende le mosse con una tre-giorni dedicata a Machiavelli, giusto mentre declina l’anno de Il Principe, l’impegno della Fondazione Teatro della Pergola nell’attività del Teatro Goldoni: un piccolo segnale di avvio in attesa dei programmi 2014, che si vanno concordando con il Maggio Musicale Fiorentino.

Minerale? Naturale!

Omaggio ad Achille Campanile, il cui umorismo ben si adatta a essere rappresentato nel piacevole intervallo tra una pietanza e un bicchiere. Giornalista, scrittore e drammaturgo, è stato uno dei maggiori umoristi del secolo scorso. Un genio dell’assurdo, un filosofo del non-sense, un equilibrista della parola, un fine costruttore di logiche diverse, altre. Un maestro nel montare, smontare, rimontare e disporre  le parole in un linguaggio sempre noto, ma che comunque ci sorprende per l’arguzia e la facilità con cui sconvolge con brevi tocchi la logica di sempre. Un virtuoso, capace di scrivere centinaia di pagine sul nulla e di farci sorridere con le brevi battute scaturite semplicemente dalla contrapposizione dei significati di una stessa parola.

 

 

L’Acqua cheta

L’acqua cheta è da ritenersi il capolavoro di Augusto Novelli, senza dubbio la commedia più conosciuta e più rappresentata nei teatri di tutta l’Italia del vernacolo fiorentino. Fu messa in scena per la prima volta al Teatro Alfieri di Firenze nel gennaio del 1908 e fu replicata per 26 sere consecutive, dando il via alla rinascita del teatro dialettale fiorentino che fino ad allora era rimasto come fuoco sotto la cenere. Da allora la commedia ha avuto innumerevoli rappresentazioni, sia come lavoro in prosa, sia come operetta (l’adattamento musicale di Giuseppe Pietri è del 1920) e nel corso della sua storia sulla scena ha subito un’evoluzione che ne ha modificato notevolmente la forma, il linguaggio e la stessa gerarchia dei personaggi. Questa commedia così leggera ci appare carica di sensi diversi, ma soprattutto ci sembra averne uno su tutti: quello di rappresentare per i fiorentini – e forse anche per i non fiorentini – quella Firenze (com’era bella…) che hanno conosciuto o di cui hanno sentito raccontare, che esisteva “prima”. Prima dei turisti, prima dell’alluvione,  prima della grande guerra ….in ogni caso “prima” di un qualche disastro che le ha cambiato i connotati.

La Mandragola – versione storica

Può davvero diventare un’ossessione il non riuscire ad avere un figlio che garantisca la continuità del casato, ma non al punto di dover morire, pur di averlo, prima del tempo. Se però la vita può lasciarcela un altro…. Così Messer Nicia, che si crede furbo, si fa coinvolgere da chi furbo lo è davvero in una beffa erotica dal vago sapore boccaccesco.

La Compagnia delle Seggiole ha debuttato con “La Mandragola” di Niccolò Machiavelli nel 2003, allestendola nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino. L’esperienza fu all’origine dell’idea della Compagnia di mettere insieme nel 2004 una rassegna dedicata interamente all’autore fiorentino dal nome “Machiavellica – teatro e musica per Niccolò Machiavelli”, ambientata alla Grotta del Buontalenti nel Giardino di Boboli a Firenze (2005-2006) e di cui furono ospiti, tra gli altri, Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà e Ugo Chiti. Le ultime due edizioni della rassegna tornarono nel Cortile del Museo del Bargello (2007-2008). Nel 2009 “La Mandragola” ha portato gli attori della Compagnia in trasferta in Giappone per la messinscena in tre città: Kyoto (Tempio Kodai), Gifu ( Gifu City Culture Center) e Osaka (Palazzo degli Ospiti). Nel 2013, dopo 10 anni di rappresentazioni consecutive e nell’anno delle celebrazioni dei  500 anni de Il Principe, lo spettacolo è tornato nel Cortile del Bargello con tre giorni di “tutto esaurito”. La commedia è stata replicata nei luoghi più suggestivi della nostra città, tra cui il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio (solo per citarne uno fra i più rappresentativi).